La parola del parroco [09/09- 16/09]

Pensieri per il nuovo anno pastorale

Cari parrocchiani e amici di sant’Anselmo,

all’inizio di questo nuovo anno pastorale desidero scrivervi per raccontarvi qualche idea per l’anno che ci sta davanti ma anche per condividere qualche emozione di quest’estate, che ormai si avvia alla conclusione.

È stato un mese di agosto molto particolare. In val Taleggio, in provincia di Bergamo, dove ero io, è piovuto tutti i giorni. Mentre a Milano si soffocava per il caldo, a Sottochiesa (così si chiama la frazione dove sto io) c’era almeno un temporale al giorno; nei giorni più fortunati due! Ma non è stato questo il tratto peculiare di questo agosto. Ciò che lo ha segnato sono state le tragedie che sono avvenute. Il crollo del ponte di Genova, soprattutto, mi ha turbato. Come ho già detto nell’omelia del 26 agosto, insieme alle numerose vittime, da quel ponte sono precipitati anche dei simboli. I ponti, infatti, oltre a essere dei manufatti, sono anche dei simboli.

Nei ponti, da sempre, si cimentano le energie migliori dell’architettura e dell’ingegneria. I nostri ponti, infatti, sono sempre più lunghi e avveniristici. Sono, in qualche modo un inno al progresso: superano l’abisso, conducono là dove prima non si poteva arrivare. E, poi, i ponti uniscono, congiungono, aboliscono la separazione. Il crollo del ponte di Genova ha fatto andare in crisi, in me, la fiducia che istintivamente ripongo nei simboli. Soprattutto, dopo il crollo, mi sono sentito molto solo.Forse è anche un riflesso dell’attuale situazione civile e politica che stiamo vivendo nel nostro Paese. Senza farne una questione di partiti, credo sia innegabile riconoscere che il lessico utilizzato a livello politico è un lessico sempre più divisivo, escludente. L’aspirazione comune è a ridefinire e a rendere più netti i confini, a separare il noi dal voi. Tutto questo mi sembra così lontano da quanto ha ispirato la mia giovinezza e le mie scelte di vita, così inconciliabile con quanto ogni giorno predico.

L’esito è una sensazione ancora più profonda di straniamento, di solitudine. Per questo è stato molto bello, per me, al rientro a Milano, ritrovarmi a celebrare con voi l’Eucaristia domenicale. Ho ritrovato la mia comunità, con la quale condivido la vita quotidiana, fatta di fatiche ma anche di consolazioni. Mi sono sentito di nuovo a casa. A questa casa ho pensato anche nei giorni della vacanza, immaginando ciò che mi attendeva al ritorno. Innanzitutto dobbiamo ripristinare il controsoffitto della chiesa, caduto durante il nubifragio del maggio scorso. Più laborioso sarà, invece, cercare di porre rimedio al difetto strutturale del tetto della nostra chiesa, che è la concausa remota del danno che si è verificato. La particolare conformazione del tetto, attraversato dai lucernari, obbliga la pioggia a un giro di tutto il tetto prima di confluire negli unici due canali di scolo; canali che si sono otturati con la grandine caduta copiosa, provocando così un accumulo di pioggia che, oltrepassato il livello della impermeabilizzazione, è poi filtrata copiosamente in chiesa.

I problemi materiali sono certamente i più noiosi, ma anche quelli più facilmente risolvibili. Più impegnative, invece, sono le questioni educative. Qui l’investimento di energie (anche economiche) deve essere più cospicuo e i risultati sono sempre incerti. Quest’anno non vedremo più, sul campo di calcio dell’oratorio, i bambini della Real Baggio, la società sportiva che svolgeva la propria attività negli spazi dell’oratorio. La società, infatti, si è sciolta. Questo scioglimento ci offre l’opportunità di impostare l’attività sportiva in oratorio in un modo diverso. Il calcio diventerà un «laboratorio sportivo», cioè una attività «educativa» dell’oratorio e non, primariamente, una attività agonistica. Si giocherà a calcio, imparandone le regole e le tecniche, ma per il semplice desiderio di giocare, non per quello di fare un campionato. Un altro «laboratorio sportivo» sarà quello curato dalla ASD Rugbio e sarà dedicato al rugby. Questo laboratorio sarà destinato innanzitutto ai bambini ma aperto anche «ai genitori», papà e mamme indistintamente.

Girando un po’ di qua e un po’ di là, durante le vacanze, mi sono imbattuto un due proposte interessanti, che mi piacerebbe proporre anche nella nostra parrocchia. La prima la intitolerei così: «il Fico di Natanaele». In cosa consiste? Scegliamo un libro di teologia, lo leggiamo con attenzione e una volta al mese ci incontriamo per prendere un aperitivo insieme e per discutere di un capitolo del libro. Un’occasione, cioè, per riflettere insieme, da adulti, sulla nostra fede. È un’iniziativa semplice ma, nel contempo, anche onerosa perché richiede l’impegno a leggere ogni mese un capitolo; e il tempo è sempre troppo poco. Ma senza la lettura previa l’incontrarsi sarebbe praticamente inutile. Questa proposta cerca di dare concretezza al nostro desiderio di «educarci al pensiero di Cristo». La seconda iniziativa, poi, mi sembra quanto mai necessaria. Vorrei attivare in parrocchia, curato da esperti psicologi, un laboratorio di comunicazione empatica-non violenta. Tutti noi facciamo quotidianamente esperienza di modalità di comunicazione violenta. Al di là delle parole usate, che possono essere anche cortesi, la comunicazione può essere violenta negli atteggiamenti o nei contenuti. Credo che abbiamo tutti un grande bisogno di imparare a comunicare con gli altri in maniera non violenta. La comunicazione empatica è la capacità di entrare in profonda connessione con le altre persone al punto da riuscire a sentire le loro emozioni e i loro stati d'animo, quasi come fossero i nostri. E tutto questo allo scopo di costruire relazioni, «ponti» potremmo dire, utilizzando il motto che riassume il nostro programma pastorale. Altre idee poi verranno nel corso dell’anno e ve le racconterò a mano a mano…anche perché adesso sono già stato molto prolisso.

A tutti voi il mio saluto più affettuoso e fraterno, don Giuseppe

28 agosto, memoria di sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa